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	<title>Comments on: MARKETING O MARCHETTING?</title>
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		<title>By: Filippo Ronco</title>
		<link>http://www.biscomarketing.it/marketing-o-marchetting/comment-page-1/#comment-21720</link>
		<dc:creator><![CDATA[Filippo Ronco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 11:46:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qui si parla di te Lorenzo:
http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=2400


Fil]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Qui si parla di te Lorenzo:<br />
<a href="http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=2400" rel="nofollow">http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=2400</a></p>
<p>Fil</p>
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		<title>By: Lizzy</title>
		<link>http://www.biscomarketing.it/marketing-o-marchetting/comment-page-1/#comment-21719</link>
		<dc:creator><![CDATA[Lizzy]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 15:54:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho letto con grande attenzione il tuo post, e non posso che essere d&#039;accordo con te. Anch&#039;io ho seguito il dibattito Ziliani-Gatti. La faccenda, oltre che di sempre grande attualità, è anche molto complessa. Io sono giornalista iscritta all&#039;Ordine nazionale, e come tale NON posso fare pubblicità a pagamento (redazionali) firmando col mio nome, come se fosse un articolo frutto della mia personale elaborazione. Entrerei in un conclamato conflitto d&#039;interessi che viola la deontologia professionale, sarei passibile di richiamo e/o denuncia da parte del mio Ordine.
Come dici tu, è una questione di credibilità: in Italia, non si conferisce nessuna credibilità/autorevolezza a chi parla bene di qualcosa o di qualcuno, ed è pagato per farlo. Ovvio, no? Il che vuol dire che, se fossi l&#039;addetto stampa della tua azienda, non potrei mai scrivere un articolo su di essa, nè nel bene, nè nel male, ma solo impersonali comunicati stampa rigorosamente non firmati. Un comportamento simile è richiesto oggi anche ai comunicatori del vino, cioè a persone - spesso &quot;editori&quot; di se stessi - che pur non essendo giornalisti &quot;ufficiali&quot; (iscritti all&#039;ODG) ne scrivono: se un&#039;azienda ti paga per scrivere la recensione di un suo vino, non puoi spacciarla per informazione, perchè è solo pubblicità. E alla pubblicità, poco o tanto, ormai non crede più nessuno. L&#039;affacciarsi del citizen journalism, come viene definito spesso il blogging, anzichè semplificare il quadro l&#039;ha complicato: chi sono i blogger? Per la legge italiana, l&#039;unica che riconosce alla nostra professione un Ordine, non sono giornalisti (se non sono iscritti allo stesso). Dunque, in teoria, possono fare e scrivere quello che vogliono, purchè nel rispetto - almeno - del codice civile. Ma se le cose stanno così, non possono essere trattati alla stregua di giornalisti, con tutto quel (poco) di privilegiato che ne consegue: ingressi gratuiti alle fiere di settore, inviti alle presentazioni delle aziende, edu-tour eccetera. E poi: se un blogger viene pagato per scrivere di un vino, fa pubblicità o informazione? c&#039;è perfino chi rifiuta di ricevere bottiglie in omaggio, per evitare di essere sfiorato dal sospetto di &quot;essere stato corrotto&quot;. Insomma: la questione è ancora aperta, e irrisolta. E chi sa mai se riusciremo a risolverla. Essendo giornalista, potrei riferire di episodi molto poco edificanti sui vari sistemi per far pressione sia sulle aziende, sia sui giornalisti da parte di tante testate giornalistiche (più o meno illustri). Come giustamente osservi tu, il mondo è cambiato, anche e soprattutto quello del giornalismo. E&#039; cambiato il modo di fare informazione/comunicazione. Però, a mio avviso, non sono cambiati i principi di correttezza e trasparenza. Io non avrei nessun problema a farmi pagare da un&#039;azienda (e a dichiararlo: non a caso sul mio blog c&#039;è la sezione &#039;Conflitti d&#039;interesse&#039;!)  per recensire il suo vino: a patto però di vedermi assicurato il diritto di parlarne MALE, se lo merita. Ecco perchè, in fondo, nessuno crede alle recensioni a pagamento: perchè non sono sincere. Non possono esserlo. Un giornalista, un editore, non può parlar male del suo cliente, pena la perdita dello stesso (e del suo guadagno). 
Il mondo tratteggiato dalla pubblicità e&#039; un mondo dove va sempre tutto bene e i vini sono sempre meravigliosi. Anche quelli che fanno notoriamente schifo - e ne conosciamo entrambi tanti. 
E&#039; un mondo falso, che non esiste.
Un mondo dove ancora gira Babbo Natale, laddove al medesimo non non crede più nessuno, nemmeno i bambini.
Nemmeno a Natale.   

liz]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con grande attenzione il tuo post, e non posso che essere d&#8217;accordo con te. Anch&#8217;io ho seguito il dibattito Ziliani-Gatti. La faccenda, oltre che di sempre grande attualità, è anche molto complessa. Io sono giornalista iscritta all&#8217;Ordine nazionale, e come tale NON posso fare pubblicità a pagamento (redazionali) firmando col mio nome, come se fosse un articolo frutto della mia personale elaborazione. Entrerei in un conclamato conflitto d&#8217;interessi che viola la deontologia professionale, sarei passibile di richiamo e/o denuncia da parte del mio Ordine.<br />
Come dici tu, è una questione di credibilità: in Italia, non si conferisce nessuna credibilità/autorevolezza a chi parla bene di qualcosa o di qualcuno, ed è pagato per farlo. Ovvio, no? Il che vuol dire che, se fossi l&#8217;addetto stampa della tua azienda, non potrei mai scrivere un articolo su di essa, nè nel bene, nè nel male, ma solo impersonali comunicati stampa rigorosamente non firmati. Un comportamento simile è richiesto oggi anche ai comunicatori del vino, cioè a persone &#8211; spesso &#8220;editori&#8221; di se stessi &#8211; che pur non essendo giornalisti &#8220;ufficiali&#8221; (iscritti all&#8217;ODG) ne scrivono: se un&#8217;azienda ti paga per scrivere la recensione di un suo vino, non puoi spacciarla per informazione, perchè è solo pubblicità. E alla pubblicità, poco o tanto, ormai non crede più nessuno. L&#8217;affacciarsi del citizen journalism, come viene definito spesso il blogging, anzichè semplificare il quadro l&#8217;ha complicato: chi sono i blogger? Per la legge italiana, l&#8217;unica che riconosce alla nostra professione un Ordine, non sono giornalisti (se non sono iscritti allo stesso). Dunque, in teoria, possono fare e scrivere quello che vogliono, purchè nel rispetto &#8211; almeno &#8211; del codice civile. Ma se le cose stanno così, non possono essere trattati alla stregua di giornalisti, con tutto quel (poco) di privilegiato che ne consegue: ingressi gratuiti alle fiere di settore, inviti alle presentazioni delle aziende, edu-tour eccetera. E poi: se un blogger viene pagato per scrivere di un vino, fa pubblicità o informazione? c&#8217;è perfino chi rifiuta di ricevere bottiglie in omaggio, per evitare di essere sfiorato dal sospetto di &#8220;essere stato corrotto&#8221;. Insomma: la questione è ancora aperta, e irrisolta. E chi sa mai se riusciremo a risolverla. Essendo giornalista, potrei riferire di episodi molto poco edificanti sui vari sistemi per far pressione sia sulle aziende, sia sui giornalisti da parte di tante testate giornalistiche (più o meno illustri). Come giustamente osservi tu, il mondo è cambiato, anche e soprattutto quello del giornalismo. E&#8217; cambiato il modo di fare informazione/comunicazione. Però, a mio avviso, non sono cambiati i principi di correttezza e trasparenza. Io non avrei nessun problema a farmi pagare da un&#8217;azienda (e a dichiararlo: non a caso sul mio blog c&#8217;è la sezione &#8216;Conflitti d&#8217;interesse&#8217;!)  per recensire il suo vino: a patto però di vedermi assicurato il diritto di parlarne MALE, se lo merita. Ecco perchè, in fondo, nessuno crede alle recensioni a pagamento: perchè non sono sincere. Non possono esserlo. Un giornalista, un editore, non può parlar male del suo cliente, pena la perdita dello stesso (e del suo guadagno).<br />
Il mondo tratteggiato dalla pubblicità e&#8217; un mondo dove va sempre tutto bene e i vini sono sempre meravigliosi. Anche quelli che fanno notoriamente schifo &#8211; e ne conosciamo entrambi tanti.<br />
E&#8217; un mondo falso, che non esiste.<br />
Un mondo dove ancora gira Babbo Natale, laddove al medesimo non non crede più nessuno, nemmeno i bambini.<br />
Nemmeno a Natale.   </p>
<p>liz</p>
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