Gli Italiani e i consumi fuori casa dopo il coronavirus.

 

Interessantissima ricerca di TradeLab – Metrica Ricerche su cosa prevedono di fare gli italiani dopo il coronavirus riguardo ai loro consumi furi casa.

Il rapporto completo della ricerca lo potete scaricare gratuitamente qui.

Di seguito invece riporto i dati più significativi, integrati da qualche mia valutazione (quello che a scuola si chiamava “riassunto e commento”).

 

Indipendentemente dalle indicazioni di legge, la stragrande maggioranza degli italiani tornerà a frequentare i locali solo quando si sentirà sicuro. L’82% degli intervistati infatti dice che tornerà a frequentare i locali solamente quando ci sarà totale sicurezza, contro un 18% che dichiara lo farà subito, appena concesso dalla normativa.

Quello che gli italiani vorrebbero fare di più è prendersi un caffè al bar ed andare in pizzeria (25%), seguiti dall’aperitivo (15%).

Desideri però che in parte si scontrano con la rischiosità associata ai vari locali. I luoghi più a rischio sono considerate le discoteche (22%), seguite dai bar (16%) e dai centri commerciali (14%). Numeri particolarmente preoccupanti per discoteche e centri commerciali, che erano in calo anche prima della crisi sanitaria.

Scendendo nella percezione della rischiosità troviamo poi i cinema, gli eventi musicali e sportivi, le palestre/piscine, i grandi fast food, i ristoranti, i take away, i parchi divertimenti ed infine i ristoranti, che sono quindi visti come i locali più sicuri.

L’aspetto che più di tutti darà sicurezza alle persone nella scelta di quali locali frequentare sarà il poco affollamento all’interno (75%), poi la pulizia, il rispetto delle norme, la distanza tra i tavoli, l’assenza del buffet ed il personale.

Il distanziamento sociale a cui ci siamo abituati in queste settimane in un certo senso continuerà anche nei comportamenti dei consumi fuori casa. Il 58% degli italiani prevede che le prossime uscite nei locali le farà con gli amici stretti, il 48% con i familiari ed il 30% con il partner. Prevale quindi una socialità limitate alle cerchie più ristrette e solo il 3% prevede che frequenterà i locali con nuove persone.

Stessa logica verrà seguita nella scelta dei locali in cui andare. Il 45% andrà in locali gestiti da persone di cui si fidano e che conoscono personalmente, il 25% in locali che ha già frequentato, il 20% sarà disposto and andare in posti nuovi purchè rispettino le norme di sicurezza mentre il 10% non crede che riprenderà presto a consumare fuori casa.

Pur di tornare alla normalità e sentirsi più sicuro nel frequentare i locali horeca il 32% degli intervistati si dice disposto senza problemi ad utilizzare una app che raccolga dati sensibili (tracciamento movimenti ed incontri), il 43% è disposto a farlo, ma solo se si tratta di un periodo limitato, il 25% non è disposto a trasmettere i dati relativi alla propria privacy. Questa voglia di riservatezza è più spiccata nelle fasce più giovani (18-25 anni), mentre è più bassa negli ultra 56enni.

Riguardo all’influenza della disponibilità economica sulla ripresa dei consumi fuori casa il 39% degli italiani si dice estremamente preoccupato e quindi limiterà le spese fuori casa anche in situazioni di sicurezza.

Il 40% è abbastanza preoccupato riguardo alle proprie prospettive economiche, ma certamente riprenderà a frequentare i locali quando sarà possibile farlo in sicurezza, perché lo considera uno dei piaceri della vita.

Infine il 21% degli italiani non è preoccupato per la propria situazione economica post-coronavirus e quindi prevede che tornerà a frequentare i locali, non appena sarà possibile farlo in sicurezza.

L’occasione di consumo su cui più si cercherà di risparmiare è il pranzo fuori casa. Probabilmente perché si tratta di un’occasione più funzionale che sociale, facilmente sostituibile con il pranzo postato da casa.

L’occasione di consumo su cui invece c’è meno volontà di risparmiare sono gli aperitivi e le serate fuori casa (probabilmente anche perché meno frequenti e quindi con minor incidenza assoluta sulla spesa fuori casa complessiva).

Durante l’emergenza per il coronavirus l’utilizzo del food delivery organizzato tramite ordini on line o via app è diminuito.

Una tendenza controintuitiva che trova spiegazione considerando che questo canale lavora molto per soddisfare la domanda di 3 miliardi di pasti consumati fuori casa in Italia nel 2019. Con il confinamento a casa questa domanda si è fortemente ridotta. A questo si aggiunge il maggior tempo e voglia di cucinare e la paura del contagio.

La metà di colore che in questo periodo di quarantena hanno utilizzato i servizi di food delivery continuerà a farlo abitualmente anche in seguito. Il 20% invece li abbandonerà mentre i restanti lo utilizzeranno raramente.

E’ invece cresciuto il consumo di pasti consegnati a casa da parte dei ristoranti tradizionali. La ricerca non evidenzia tendenze chiare su come gli italiani useranno questa nuova modalità passata la crisi sanitaria.

Collegando però le tendenze verso una socialità limitata alle cerchie più ristrette e quella a rivolgersi ai ristoranti di fiducia, si può ipotizzare un potenziale legato ai momenti di consumo “speciali”, come festività, domeniche, ecc…, quando le persone vogliono unire la praticità alla qualità.

In questo senso appare necessario che i ristoranti rivedano la loro proposta per l’asporto, non solo con un menù più ridotto, ma anche preferendo quei piatti che mantengono il livello qualitativo anche quando proposti con la consegna a casa. Ad esempio la zuppa di pesce, che scaldata in casa mantiene sostanzialmente intatte le caratteristiche organolettiche.

Il 22% del volume d’affari del mercato del fuori casa è generato dai turisti. Se l’incognita legata al turismo straniero è grandissima, non mancano anche quelle relative al turismo nazionale.

Il 30% degli italiani molto probabilmente questa estate non farà vacanza. Il restante 70% si divide più o meno equamente tra chi molto probabilmente andrà in vacanza (se sarà permesso), chi valuterà in base ai livelli di sicurezza garantiti e chi valuterà in base alle possibilità economiche.

Tra chi prevede di andare in vacanza, il 67% pensa di farlo in Italia. Interessante notare dove: 1/3 in seconde case oppure ospite di amici e parenti; 1/3 in hotel, villaggi, campeggi, ecc…; 1/3 in strutture recettive di piccole dimensioni come B&B, agriturismo, piccoli hotel.

Si conferma quindi la ricerca di soluzioni familiari e/o poco affollate, ovvero l’abitudine ad un certo distanziamento sociale.

So che di questi tempi è di moda dimostrare ottimismo, ma sinceramente il quadro che si prospetta per il settore horeca nel suo complesso non è per niente facile.

Dopodichè, come sempre, ci sono le aziende che vanno bene anche nei periodi negativi e quelle che vanno male in quelli positivi.

In bocca la lupo sia a chi sta proponendo cose nuove e diverse e chi, soprattutto nelle zona di vacanza, sta pensando di non aprire nemmeno, stare fermo un giro e ripartire nel 2021.

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